Gli alunni delle classi 5F e 5G, coordinati dall’insegnante Beatrice Perkins, hanno creato fumetti e storie che confluiranno in un archivio che sarà oggetto di studio da parte dell’Università di Bologna
Serra Dè Conti – “Il territorio e le coltivazioni che hanno scritto la storia”: questo il titolo del percorso di didattica multidisciplinare sulla conoscenza storica del territorio marchigiano proposto per questo anno scolastico 2020/2021 dal gruppo “Storia in Rete di Corinaldo” che prevedeva un laboratorio di scrittura creativa di storie legate alle piante di vite e ulivo, alberi tipici del nostro territorio. L’insegnante Beatrice Perkins ha scelto di aderire a tale laboratorio coinvolgendo le classi 5F e 5G: sullo stile delle “insalate di favole” del grande ed indimenticato Gianni Rodari, i ragazzi, partendo da elementi dati (personaggi e luoghi), hanno dato vita a fantasiose storie che avevano tutte come trait d’union la presenza di un albero di ulivo. Il laboratorio, pensato come attività legata all’ Italiano e alla sua didattica, è stato rimodulato in chiave CLIL dall’insegnante Perkins che insegna Inglese nel plesso Leopardi: i personaggi e i luoghi sono stati presentati in inglese e questo ha permesso di arricchire il lessico in lingua straniera degli alunni delle quinte. Le storie, ovviamente, sono state scritte in italiano: i ragazzi, in modalità gruppale, hanno scelto di dividersi i compiti relativi alla stesura dei testi e ai disegni delle tavole (fumetti su fogli A4). Il risultato è stato strepitoso: originali e moderne fiabe accompagnate da bellissimi e colorati disegni che sono stati particolarmente apprezzati dai responsabili del progetto, ovvero il professor Ciro Saltarelli e l’illustratrice Silvia Rocchi, già co-autori di un’interessante opera edita da Einaudi Ragazzi, ovvero il libro "Sepolti vivi", un lavoro a fumetti, nato proprio dall’idea dello storico Saltarelli sulla base di un reportage del 1952 a firma di un Gianni Rodari in versione giornalistica. Il fumetto racconta la vicenda politica e umana degli operai della miniera di zolfo di Cabernardi (all’epoca la più grande d’Europa) che per protestare contro i licenziamenti in tronco di 860 di loro, si asserragliarono nella miniera per oltre un mese. Questo fatto, come tanti altri legati al nostro territorio e alla provincia di Ancona nello specifico, rappresentano delle occasioni per appassionare bambini e ragazzi alla storia, una disciplina di studio che offre la possibilità di strutturare percorsi interdisciplinari di grande valore. Vedere da vicino e poter toccare piante, così come edifici che hanno davvero segnato la storia dei luoghi da cui proveniamo e in cui siamo nati, sono esperienze dirette che aiutano a comprendere come tutti noi siamo immersi in processi storici che ci appartengono e che lasceranno un segno nel futuro. Il gruppo “Storia in rete di Corinaldo”, anche quest’anno, ha trasmesso questo messaggio ai docenti che hanno scelto di partecipare: un ringraziamento particolare va all’Insegnante Antonina Gambaccini, coordinatrice del progetto insieme alla collega Catozzi, che ha prontamente raccolto i lavori delle classi quinte di Serra e ha provveduto a trasmettere i materiali ai professori Saltarelli e Rocchi, che hanno assemblato le storie del plesso Leopardi e quelle provenienti dalle altre scuole che hanno deciso di partecipare al laboratorio con i propri alunni. Il risultato che ne è scaturito è un libro digitale che, come annunciato durante l’ultimo incontro dal prof. Saltarelli, sarà oggetto di studio da parte dell’Università di Bologna. Anche il Dirigente dell’I.C. Corinaldo Simone Ceresoni, presente all’ultimo incontro del corso, ha sottolineato l’importanza di questo “prodotto finale”: “E’ importante che scuola e università collaborino per migliorare l’offerta didattica e formativa proposta dalla scuola dell’obbligo italiana: teoria e sapere accademico devono intrecciarsi con le prassi didattiche e le esperienze dirette vissute da insegnanti e studenti nelle loro classi. Solo così si possono realizzare attività didattiche che siano davvero di qualità e che lascino un segno negli insegnanti, così come nei ragazzi”.

























