Pratiche colturali

L'uomo interviene in natura in modo da bloccare il processo evolutivo spontaneo del dinamismo delle associazioni, infatti in tutte le aree coltivate con le pratiche agricole (aratura, sarchiatura ecc.) vengono eliminate le specie che si infiltrano nei campi e gli animali domestici, con la loro incessante attività, mantengono la caratteristica vegetazione dei pascoli montani che altrimenti tenderebbe ad evolversi verso il bosco. 
Quando queste attività antropiche cessano, come per esempio nei campi abbandonati, si verifica una progressiva invasione di falasca (graminacee) e poi più tardi di arbusti tra i quali: la rosa canina, la ginestra e i rovi. Poco dopo cominciano a svilupparsi qua e là piantine dal fusto piccolo come la roverella, il carpino nero e l'orniello per poi arrivare, se i fattori ecologici sono favorevoli, al bosco. Quindi è in ogni caso il fattore antropico, cioè l'uomo, che con le sue attività determina l'aspetto del paesaggio.

Nella radura del bosco si è sviluppato un pascolo.

 

Con l'abbandono del pascolo si forma dapprima un aggruppamento a falasco e quindi un arbusteto di diverse specie, fino alla foresta.